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Leggo gli articoli del numero 8 del nostro Gaudens e, come sempre, emergono connessioni. Una
soprattutto.

Ennio Morricone firmò la colonna sonora del film Per un pugno di dollari (il primo della trilogia) interpretato da Clint Eastwood, e diretto da Sergio Leone. Morricone aveva pochi soldi a disposizione. Non poteva permettersi un’intera orchestra.  Allora fece una scelta: rischiosa prima, quanto riuscita successivamente. Si affidò al maestro Alessandro Alessandroni.
Costui era un musicista sui generis: fischiava, sapeva farlo con una maestria superlativa. E proprio il fischio decretò gran parte del successo della pellicola. Originale, molto originale! Ancora ce l’abbiamo in mente.

Domenica 31 maggio ero in mezzo a circa duecento persone che camminavano lungo un sentiero stupendo: il viale dei Cipressi calvi. Alberi di provenienza americana piantati qualche secolo fa per un gesto d’amore del conte Ganucci-Cancellieri nei confronti di sua moglie anch’ella americana. Mentre ci stavamo godendo la passeggiata, il paesaggio, il profumo degli ultimi fiori di primavera, mentre osservavamo le donne in costume antico che lavavano i panni nel fiume Tenna, mentre assaggiavamo le vivande preparate dalle signore di campagna, alle mie spalle, ripetuto, è arrivato il fischio di un giovane avvocato che conosco. 
Non episodico. Continuativo.
Quel fischio ci ha accompagnati per un bel tratto di strada. Difficile decodificare la canzone interpretata. Forse, non era proprio un brano musicale. Però mi sono e ci siamo stupiti. Normalmente, non sentiamo più fischiare per strada. E pure c’è stato un tempo in cui il fischio accompagnava la nostra vita quotidiana. Certo, sto parlando di mezzo secolo fa e qualcosa di più pure.

Per strada, nei cantieri edili, andando in bicicletta, durante una passeggiata, o anche in treno e autobus molte persone fischiettavano melodie popolari o i motivetti del momento. Era un modo del tutto semplice e spontaneo di riempire il silenzio, scandire il ritmo del cammino e per esprimere – e qui sta il punto vero – il proprio buonumore. Buonumore e positività!!! Altro che mal di vivere!
Oggi, questo gesto sembra essersi quasi estinto. Incontriamo gente, specie ragazzi, con le cuffie nelle orecchie e gli occhi appiccicati allo smartphone. Non riproduciamo musica, la musica ci viene riprodotta, ma, soprattutto, è come se sin dal mattino la pesantezza delle ore a venire ci impedisca il buonumore.
C’è da aggiungere che anche il fischio rivolto ad altre persone, un tempo frequente come forma di richiamo o di apprezzamento nei confronti di qualche beltà di passaggio, è stato progressivamente abbandonato, spesso perché percepito come inopportuno o invadente.
Eppure, il fischiettare conserva un fascino particolare. D’altronde è un linguaggio universale, non richiede strumenti musicali, costa nulla (Morricone insegna) e trasmette subito un senso di leggerezza. Quando l’altro giorno l’ho sentito dal giovane avvocato, ho ripensato ad un altro giovane: quello giramondo, della mia adolescenza che, tornato dall’Inghilterra e in procinto di ripartire per altri viaggi, passava sotto casa mia fischiettando allegramente. Era il suo modo per esprimere gioia di vivere e, perché
no!, felicità.

Buona lettura.

Adolfo Leoni

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