Gaudens #7 Marzo 2026
Mentre rileggo gli articoli di questo numero, emergono diverse connessioni.
La prima riguarda la guerra nelle parole e nella musica di Bob Dylan. Violenza e distruzione sono alle nostre porte. Il mondo è in subbuglio. Ciò che ha garantito 80 anni di pace s’è sgretolato. Evaporato.
E pure, il 2026 potrebbe essere un anno diverso. 800 anni fa moriva san Francesco e sempre 800 anni fa terminava la stesura del suo Cantico di Frate Sole.
Francesco, l’uomo della pace, colui che incontra il sultano Melek El Kamel.
Francesco che, partito crociato, diventa il Minore, che scrive un’ode d’amore alla terra, alla natura, a tutte le creature, all’Onnipotente “Altissimu”.
È un inno alla pace, il suo, e alla fratellanza.
Forse, se non ci fosse stato il santo d’Assisi, Dylan non avrebbe scritto e cantato ciò che ha composto. Così come se la Costituzione italiana non avesse avuto diversi politici terziari francescani, a redigerla con il loro afflato religioso e popolare, non sarebbe stata così bella e così vera.
Altra suggestione. Viviamo l’era dell’intelligenza artificiale, velocissima a svilupparsi. Utile a volte, pericolosa altre. Addirittura si ipotizza che l’IA ci farà vivere oltre la morte: potremo lasciare incamerati immagini, ragionamenti, racconti della nostra esistenza con cui i viventi potranno mettersi in ascolto e, addirittura, in dialogo. Ma noi non ci saremo. Saremo scomparsi. Come scomparsa è la realtà, la concretezza, quella che ci fa dire: questo è un tavolo perché lo tocco, questo è un albero perché lo accarezzo, questa è una donna perché l’abbraccio e faccio l’amore con lei, questo è un cioccolato, un cacao perché li assaggio, questo è un biliardo perché colpisco la palla di biliardo con una stecca, questa è la stanza, di cui tocco le pareti, il letto, lo scrittoio, dove visse il duca. E questi sono i corpi che amo, l’amore sensuale che provocano.
Gusto, sapore, esaltazione dei sensi, godere con i sensi: realtà, dicevamo, concretezza, tangibilità.
E, allora, l’ultima suggestione, mi arriva dall’arte, da Michelangelo, dalla Cappella Sistina. Il corpo umano è rappresentato nella sua “gloriosa fisicità” ha scritto Aldo Cazzullo ispirato da mons. Camisasca. È la glorificazione e la stima della materia dove avvenne l’Incarnazione. «Il suo mondo non era più diviso tra terra e cielo». I sensi ne sono la prosecuzione.
Adolfo Leoni
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