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Il cuore di Icaro: quando l’amore cerca l’infinito

Partiamo da Icaro, da quel piccolo punto rosso e dal volo per la libertà
C’è un cuore che sembra avere imparato a volare. È quello di Icaro, che Henri Matisse ha disegnato con pochi segni essenziali, immerso nel blu profondo della notte e accompagnato da una minuscola figura che, anziché arrendersi alla caduta, sembra ancora tendere verso l’infinito.
In quel cuore c’è una domanda antica e sempre nuova: come può l’amore trovare la propria completezza? Forse proprio cercando ciò che non possiede ancora, spingendosi oltre il limite, aprendosi a qualcosa di più grande di sé.
Icaro rappresenta il desiderio umano di andare oltre, di raggiungere una stella, quella più lontana come nella poesia Le Pont di Victor Hugo, raggiungere un sogno, una felicità che sembra tanto distante.
Ma il suo cuore ci ricorda anche che volare non significa necessariamente arrivare: significa avere il coraggio di lasciarsi muovere dal desiderio, sentirne la spinta potente.

E l’amore, quando è autentico, è capace di muovere. Muove le persone, le famiglie, le scelte, i ricordi.
Muove le mani che preparano una tavola, le persone che si ritrovano, le parole che tornano a essere importanti. È una forza silenziosa, ma potente: non ha bisogno di grandi gesti per manifestarsi, perché spesso vive nelle cose semplici che scegliamo di condividere.
Lo scrisse Dante in chiusura della Commedia: «L’Amor che move il sole e l’altre stelle».
Tra queste cose semplici c’è anche la bontà di un dolce: il diplomatico. La sua delicatezza, la crema, la pasta sfoglia e quella dolcezza capace di conquistare tutti diventano quasi una piccola celebrazione della gioia. Un dolce da portare in tavola, da dividere, da assaporare lentamente, come si fa con tutto ciò che acquista un significato più grande quando viene condiviso. Il diplomatico non è soltanto una prelibatezza: può diventare il simbolo di una dolcezza che riunisce.
E allora arriva la domenica. Sì, il giorno della festa, quando ogni cosa dovrebbe e potrebbe placarsi, per dare alla vita uno spessore diverso. C’era, un tempo, in cui il giorno del lavoro era diverso da quello della festa, scriveva un noto storico, ognuno aveva la sua valenza.

Oggi si rischia che questa suddivisione non esista più. Siccome però a noi piace, eccone a scriverne.
La festa domenicale in famiglia ha un altro ritmo. La casa si riempie di voci, profumi, ricordi. Il tempo sembra rallentare perché finalmente ci si può guardare negli occhi senza la fretta dei giorni ordinari. La tavola diventa il centro della casa e, al centro della tavola, c’è la tovaglia.
Potrebbe sembrare soltanto un oggetto quotidiano, ma la tovaglia domenicale assume un significato profondo. Accoglie i piatti, il pane, il dolce, i bicchieri; soprattutto, accoglie le persone. È come un grande abbraccio disteso sulla tavola, un tessuto che unisce ciò che altrimenti rimarrebbe separato. Ogni posto appare diverso, ma tutti appartengono alla stessa tavola.
La tovaglia diventa così una metafora dell’amore familiare: diversità che trova unità, distanze che si accorciano, persone che ritrovano il proprio posto. Sopra di essa passa la vita quotidiana, con le sue gioie e le sue imperfezioni, ma proprio lì si costruisce qualcosa di prezioso: la memoria dello stare insieme.

Il cuore di Icaro e la tavola della domenica sembrano appartenere a mondi lontani, eppure raccontano la stessa cosa. Il primo guarda verso l’infinito; la seconda raccoglie ciò che abbiamo vicino. Uno parla del desiderio di andare oltre, l’altra della felicità di ritornare. E forse la completezza nasce proprio da questo equilibrio: avere un sogno verso cui volare e una casa in cui tornare.
Matisse ci consegna un cuore che pulsa nel blu e cerca l’infinito. La famiglia ci consegna un cuore che pulsa attorno a una tavola. In mezzo, il dolce diplomatico aggiunge la sua nota di bontà, mentre la tovaglia tiene insieme tutto: mani, piatti, sorrisi, storie e affetti.
Perché, in fondo, l’amore è questo: una forza capace di muoverci verso il cielo e, nello stesso tempo, di insegnarci a sederci accanto agli altri.
E forse il vero infinito non è soltanto quello che Icaro cerca nel cielo.
È quello che, per un istante, possiamo sentire quando una famiglia è riunita intorno alla stessa tavola e il cuore si sente finalmente a casa.

Buona lettura
Adolfo Leoni

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