Gaudens #6 Dicembre 2025
Se scrivessi che l’olfatto parla direttamente al cuore? Eh sì, l’olfatto ha un “linguaggio” che ci arriva dritto dritto.
Riflettete un attimo sul profumo del caffè che inizia ad espandersi mentre la moka gorgoglia sul fuoco.
È prima mattina. Inizia un nuovo giorno. Quella fragranza mette il buonumore. Sarà magari un attimo. Ma quell’attimo c’è. Ce lo godiamo.
Prendete, ancora, una giornata di fine ottobre mentre siamo seduti su una scogliera di fronte al mare. Le onde vi si infrangono bianchissime, qualche spruzzo ci lambisce. L’odore del mare ci coglie in tutta la sua intensità. È gradevole, ci piace, ci rallegra.
Quanti altri casi possiamo proporre!
L’olfatto sembra il più sfuggente dei sensi. E pure, perderlo non significa soltanto “non sentire gli odori”. Vuol dire perdere pezzi di vita quotidiana: il piacere di mangiare – pensate al tartufo, come scriviamo all’interno -, il riconoscere luoghi familiari, perfino la sicurezza — pensiamo al gas o al cibo avariato. E poi, certi profumi stimolano aree cerebrali che regolano lo stress, la calma, il benessere.
Del cuore rallegrato abbiamo iniziato a dire. Ci torniamo.
Il cuore, dunque! Come quello di Violetta, capace di un amore senza confini e di un sacrificio enorme di sé per rendere felice il suo amato Alfredo.
In tempi di violenze, di egoismi, di unica volontà di possesso e potenza, la protagonista de La Traviata racconta altro: un modo diverso di porsi e indica un modo diverso di darsi.
Un passo di una bella canzone di Giorgio Gaber invita “ad avere gli altri dentro di sé”. Se li abbiamo dentro, non li possediamo, non li dominiamo. Ci apparteniamo vicendevolmente, invece, siamo vicini gli uni gli altri. E li abbiamo cari.
Certo è che non li avevano cari quanti misero a ferro e fuoco il paese basco da cui l’opera mastodontica della Guernica di Picasso.
Non li avevano cari chi uccise, e uccide ancora oggi, chi scatena guerre e massacri.
Guernica è un monito della dissoluzione.
Il tatto con la rasatura mi fa pensare a certa corporeità che stiamo perdendo.
Essere curati, curarsi del proprio aspetto ci fa bene. Ci fa essere più sicuri.
L’estremizzazione della perfezione del corpo però diventa idolatria.
La bellezza è anche altro. Anche l’imperfezione lo è.
C’è poi il gesto fisico. L’abbraccio per esempio. Il Covid ce l’ha impedito. Dall’impedimento siamo arrivati alla dimenticanza.
Ma i corpi che si abbracciano – e non intendo solo nell’occasione di gesti d’amore – sono ponti di umanità, sono strade silenziose che convergono, che dicono molto più di tante parole.
L’abbraccio è una “promessa senza voce”.
Si dice che, quando due corpi si abbracciano, il tempo faccia un passo indietro. E ricorda anche che non siamo fatti per essere soli.
Adolfo Leoni
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