GAUDENS #3 Marzo 2025
Editoriale
Il Cristianesimo ha informato di sé la cultura occidentale, per cui mi sono chiesto più volte quanto abbia tenuto in considerazione i sensi.
Recentemente, ho letto un libro di Jonah Lynch dal titolo Il profumo dei limoni. Nella prefazione, Aldo Cazzullo scrive della smisurata passione di Michelangelo per il corpo umano «che rappresenta nella sua gloriosa fisicità, quasi esagerando le forme» sulla parete del Giudizio universale della Cappella Sistina. È stato uno spunto per ricollegare immagini e sensazioni diverse, e per scrivere questo pezzo.
Dunque, la fede cristiana, quella cattolica e ortodossa soprattutto, e i cinque sensi sono strettamente legati, poiché l’esperienza della spiritualità, della sacralità e del divino spesso passano attraverso il corpo e la percezione sensoriale.
Proviamo a fare un excursus partendo dalla Vista.
I codici miniati, gli antichi messali, le sacre icone (come quella nel Duomo di Fermo), le vetrate delle chiese (come quelle di Chartres) e le rappresentazioni artistiche hanno sempre aiutato i fedeli a contemplare il divino. Spesso la luce è stata usata come simbolo di Dio, vedasi del Caravaggio la Conversione di Matteo, o l’Adorazione dei Pastori del Rubens, o la Natività del Baciccio (presente nella chiesa di San Domenico a Fermo).
Passiamo ora all’Udito. La fede si trasmette attraverso la Parola di Dio proclamata nella liturgia.
C’ è poi il canto sacro e la musica religiosa. Pensate un attimo al retto tono salmodiante dei monaci benedettini o a tutta la musica sacra come il Messiah di Handel o lo Stabat Mater di Vivaldi.
E siamo al Tatto. Quando il bambino appena nato viene battezzato, gli si fa scorrere sulla testa dell’acqua benedetta. C’è poi l’imposizione delle mani nella benedizione o nelle ordinazioni sacerdotali o episcopali, senza dimenticare il segno della croce che fanno i fedeli. Sono tutti esempi di come il tatto sia un veicolo della grazia. Anche Gesù toccava i malati per guarirli.
Ed ora Olfatto. Siamo in un tempio, c’è uno strumento che viene fatto ondulare. Ne fuoriesce del fumo e quindi del profumo. È l’incenso usato nelle celebrazioni liturgiche che simboleggia la preghiera che sale a Dio. C’è ancora un altro profumo, che è quello degli olii sacri che richiamano la presenza dello Spirito Santo.
Terminiamo con il Gusto. Pensato un attimo all’Eucaristia che è il modo più profondo in cui il gusto si lega alla fede: il fedele riceve il Corpo e il Sangue di Cristo sotto le specie del pane e del vino.
Per dire che, nella fede cristiana, i sensi non sono solo strumenti materiali, ma diventano canali attraverso cui l’uomo può incontrare Dio. Per cui finito e infinito si toccano.
Ed ora, via agli altri sensi, quelli più profani.
Adolfo Leoni
In questo numero:
Palato: In principio fu la birra
Olfatto: La birra bionda
Vista: Minigonna, storia di un indumento che con poco ha dato tanto
Tatto: La seta, tanto fine e tanto ammaliante
Udito: Kind of Blue
Lettura: Un libro per capire il jazz
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